Il potenziamento del “Daspo Urbano” dal decreto Minniti al Decreto Salvini

201811.19
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Come il più noto daspo relativo alle manifestazioni sportive, introdotto nel 1989 per combattere la violenza negli stadi, anche il daspo urbano non è altro che un provvedimento di allontanamento da un luogo pubblico per un determinato periodo di tempo.
Il Daspo Urbano è stata una delle novità più discusse del decreto legge sulla sicurezza delle città voluto dal Ministro Minniti e prevedeva che il sindaco, d’accordo con il prefetto, potesse imporre una sanziona amministrativa pecuniaria a “chiunque ponesse in essere condotte che limitino la libera accessibilità e fruizione” di certi luoghi cittadini (la norma parlava di “aree interne delle
infrastrutture, fisse e mobili, ferroviarie, aeroportuali, marittime e di trasporto pubblico locale, urbano ed extraurbano, e delle relative pertinenze”). Chi teneva questi comportamenti veniva allontanato dal luogo urbano. L’ordine di allontanamento è un atto scritto valevole per 48 ore. Se il destinatario dell’ordine di allontanamento lo violava, pagava una sanzione pecuniaria doppia di quella che gli era stata irrogata per aver limitato “la libera accessibilità e fruizione” del luogo urbano.
Il nuovo decreto sicurezza “Salvini”, rispetto al precedente “Minniti”, ne allarga l’applicazione, andando in sostanza a potenziarne gli effetti: prevede infatti che l’allontanamento possa essere disposto anche quando le azioni sono commesse in aree urbane su cui si trovano presidi sanitari o su cui svolgono fiere, mercati e pubblici spettacoli; previsioni queste del tutto nuove rispetto al 2017.
Inoltre, al medesimo, fine, possono essere sanzionati coloro che all’interno dei citati luoghi:
– si trovino in stato di manifesta ubriachezza ex 688 c.p.;
– pongano in essere atti contrari alla pubblica decenza mediante turpiloquio ex art. 726 c.p.;
– pongano in essere attività di commercio abusivo ex art. 29 d. lgs. 31.03.1998, n. 114;
– svolgano attività di parcheggiatore o di guardamacchine abusivi ex art. 7, comma 15 bis, C.d.S..
Con l’applicazione del daspo pertanto, il soggetto destinatario di tale provvedimento non potrà accedere al luogo in cui si trovava al momento della commessa infrazione per le quarantotto ore successive al momento consumativo della stessa, senza contare che tale sanzione potrà subire un consistente aumento (fino a sei mesi) nel momento in cui l’organo accertatore, verificata la
reiterazione delle condotte di cui all’art. 9, commi primo e secondo, decreto-legge n. 14/2017, ravvisi un pericolo per la sicurezza pubblica. Il periodo potrà essere prolungato ulteriormente (da 6 mesi a 2 anni) nel momento in cui si tratti di soggetto “recidivo” alle violazioni di cui all’art. 9 cit. condannato con sentenza definitiva, ovvero comunque con doppia conforme, nei cinque anni
precedenti, per un delitto contro il patrimonio o contro la persona.
In questa sede, senza affrontare il dibattito incentrato sulle criticità di detta normativa, considerata da alcuni in contrasto con i principi costituzionali ed internazionali nonchè ai principi stabiliti dall’art. 6 Convenzione EDU secondo l’interpretazione della Corte EDU, si evidenzia che, in chiara linea di continuità con il precedente legislatore e limitandosi ad introdurre nel tessuto normativo del
DASPO urbano taluni luoghi che assolvono a una elevata funzione utilità sociale, il Ministro Salvini ha inteso intervenire senza snaturare l’istituto in questione, con il dichiarato fine, tra gli altri, di garantire la sicurezza dei consociati.

Avv. Alessandro Musella